Jutaijutsu Kai

17
Maggio
2012

Armi e strumenti antichi - 6

Karakuri-jitte

Karakuri-jitteUn'arma davvero insolita e perlopiù sconosciuta in Occidente è chiamata Karakuri-jitte. Fornire una descrizione di questo strumento è assai complesso: è un'arma corta, con una lama e due "ali" laterali utili a intercettare le armi dell'avversario ed un gancio perpendicolare che, oltre a fornire un ulteriore dente all'arma, ne consente l'apertura. Il Karakuri-jitte si può infatti richiudere per il trasporto.
Talvolta confuso con un altro strumento, il Marohoshi (che è il suo naturale sviluppo successivo), il Karakuri-jitte deriva dallo Yarijitte, la prima versione di quest'arma, che non aveva la possibilità di essere ripiegato. Utilizzato spesso in coppia assieme alla spada, una teoria vuole che fosse uno degli strumenti inventati dal nonno di Miyamoto Musashi, Yoshimoto, fondatore della Enmei Ryū e probabilmente ninja al servizio di Toyotomi Hideyoshi.

Si ringrazia Shihan Christian Russo per aver concesso la foto del karakuri-jitte appartenente alla sua collezione.

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27
Aprile
2012

Il Mese del Kusari - 4

Jutsu e nel Kusari

masakiIl primo incontro con la Pratica del Kusarijutsu può essere traumatico.
E' un'Arte affascinante, ma anche complessa, difficile, dolorosa: essa rappresenta realmente un'amplificazione - di capacità, ma anche di errori.

Le Scuole che oggi praticano il Kusarijutsu sono pochissime, e nella maggior parte dei casi si riferiscono a qualcosa che appare più legato al , che al JUTSU. In ciò, in fin dei conti, non si possono che trovare contraddizioni, più che purezze.

Il Kusarijutsu, la sublime Arte della Catena, non si merita una seppur comprensibile standardizzazione in Kata precostituiti ove Uke e Tori sanno esattamente cosa fare, o almeno non solo.
Il Kusari si pone lo scopo di intercettare attacchi, di eseguire tecniche "furtive", fratturando ossa, comprimendo vene o gangli nervosi; le posture -Kamae- non vanno irrigidite, non vanno secolarizzate.

Il concetto di libertà è uno dei più fraintesi nelle Arti Marziali. Per i detrattori, la "libertà" è pochezza - di cultura, di insegnamenti, di tecnica; da un altro punto di vista la "libertà" è stata usata come pretesto da alcuni per "inventare di sana pianta" tecniche e concetti senza alcun fondamento, magari in opposizione a quelle "Arti Marziali" che possono vantare secoli di cultura alle spalle.
In realtà la "libertà" di alcune (poche) Arti Marziali, fra le quali dobbiamo annoverare il Jūtaijutsu (ed il sottoargomento del Kusari) è un punto di arrivo, un approccio metodologico che è lo sviluppo naturale di uno studio tecnico però rigoroso e con fondamenti tradizionali.
In altre parole, questo concetto di "Arte" non è molto distante dalla musica, o dalla pittura: dopo aver acquisito - con lungo e faticoso studio - le "note" o le tecniche fondamentali, è poi possibile "creare" e "legare" gli elementi in maniera libera e potenzialmente innovativa. Alcune Arti Marziali Tradizionali non affrontano affatto questo ultimo gradino evolutivo dell'Arte, forse perchè, a ragione, è in assoluto il più difficile, il più fraintendibile, il più pericoloso senza la guida di un Maestro degno di questo nome.

E' opportuno ricordare il perchè il "Jutsu" si sia andato via via trasformando in "". Alcuni studiosi fanno risalire questa trasformazione in maniera diretta al periodo Meiji. E' in effetti questo il periodo nel quale possiamo vedere la definitiva scomparsa dei "Jutsu" e l'avvento dei "nuovi ", ma è da considerare con attenzione anche il ruolo fondamentale del lungo periodo "pacifico" Edo, o Tokugawa, che ha notevolmente contribuito alla "decadenza" delle arti guerriere e alla loro trasformazione in "Vie" individuali. Alla "guerra" vera e propria si è andata sovrapponendo la politica e l'urbanizzazione della società.
Nel far sì che le antiche Arti potessero in qualche modo sopravvivere, è stato necessario modificarne una parte, rendendole più adatte alla trasmissione, e "irrigidendole" per preservarle: i "kata" propri di alcune Arti Marziali, sono metodi molto efficaci di trasmissione, e al tempo stesso di protezione/valorizzazione del proprio contenuto.

Fatta questa premessa, appare indispensabile però essere consci che tutto ciò che valica i confini del Kata non è "altro"-dalle Arti Marziali più pure. Esistono, infatti, alcune Tradizioni che desiderano discostarsi dalla visione per la quale l'Arte "pura" è esclusivamente quella legata al solo Kata.
Nel Jūtaijutsu la tecnica c'è e viene tramandata, ma il passaggio successivo è l'utilizzo del principio in maniera libera e senza schemi preordinati. Come corpo e mente, bianco e nero, la forma e la sostanza, la tecnica e l'arte non possono esistere l'una senza l'altra. Questo è il fondamento del Jūtaijutsu.

Si ringrazia Shihan Christian Russo per aver concesso la foto del Masaki Ryū Manrikigusari di periodo Edo, appartenente alla sua collezione.

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11
Aprile
2012

Il Mese del Kusari - 3

Le forme dei Fundō
FundogusariUn interessante aspetto dello studio della storia e delle tipologie del Kusari è la forma dei due fundō (pesi) alle estremità. Per ragioni a volte tecniche, a volte filosofico-esoteriche o di distinguibilità, tali pesi hanno assunto le forme più disparate (non dimentichiamo l'esistenza di una concezione per la quale il manrikigusari viene assimilato ad un vero e proprio talismano capace di scacciare energie negative e dèmoni, concezione che segnala una delle sue possibili origini: il rosario buddhista).
Il peso del fundō doveva essere bilanciato rispetto al peso della catena (nell'osservazione di questo aspetto possiamo infatti ritrovare un metodo per distinguere ryōfundō-gusari autentici o ricostruzioni ben fatte da falsi spudorati).
A pesi molto piccoli corrispondeva solitamente un utilizzo più adatto ad avvolgimenti "a frusta" o per le percussioni, mentre la classica forma allungata era corrispondente per sommi capi a quello che è poi diventato famoso come Manrikigusari - la "catena-morsa", utile cioè soprattutto alle "chiusure" a due mani.
I pesi piccoli potevano essere sferici (fig.3 il già citato tama-gusari della Kiraku Ryū), parallelepipedali, piramidali (figg.2 e 9), trapezoidali piatti (fig.5 tanzakugata fundō - Masaki Ryū), a forma di campanello (fig.1 suzugata fundō) o di zucca (fig.4 hyōtangata fundō).
I pesi allungati potevano avere sezione parallelepipedale (fig.10 Toda Ryū), piramidale, esagonale (rokkaku-fundō), ottagonale (fig.7 hakkaku-fundō), ottagonale sagomato (fig.11 Kinshin Ryū) cilindrica (fig.6 il Manrikigusari utilizzato nella Yoshin Ryū di Torino e nella Jūtaijutsu-Kai).

Al di là dell'aspetto estetico, la forma contribuiva a facilitare la presa dell'arma o alcuni utilizzi specifici, come percussioni o pressioni.

Le fotografie riprendono kusari-fundō di periodo Edo e successivi appartenenti alle collezioni di Sōke Sensei Cesare Turtoro, Sensei Daniela Crovella  e Shihan Christian Russo.

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06
Aprile
2012

Il Mese del Kusari - 2

Schema delle categorie delle Armi con catena.

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02
Aprile
2012

Il Mese del Kusari

Inizia il "Mese del Kusari"!
In preparazione dello Stage-evento sul Manrikigusari che si terrà a San Donato Milanese il 22 Aprile, lo spazio del Blog sarà dedicato ad articoli e fotografie inerenti il mondo dei Kusari-Fundō.
Invitiamo tutti a leggerci, e naturalmente a partecipare allo stage!


Kusari, catene. Le armi con catena sono moltissime in Giappone, ma qui ci occuperemo del tema del già citato prossimo seminario del 22 aprile: i ryōfundō-gusari, le catene con due pesi.
Catena a ferro di cavallo
Una delle storie che narrano della nascita del ryōfundō-gusari fa riferimento alla già citata Masaki Ryū, quale evoluzione del konpi (la lunga catena) del Kusari-gama. Il konpi del Kusarigama deriverebbe a sua volta dal "martello meteora" cinese, ma è curioso sottolineare come anche in Cina esistesse già un'arma simile al ryōfundō-gusari nota come "catena a ferro di cavallo". 
Un'altra storia inerente i natali del ryōfundō-gusari si riferisce invece indirettamente all'Hojōjutsu, l'arte di legare i prigionieri, ed alle armature giapponesi: con il Koshinawa, il "Cordone da anca" (anche noto come warijime), posizionato sul Do dell’armatura, era possibile eseguire tecniche "di emergenza" di hayanawa, la corda veloce per bloccare attacchi e immobilizzare. Da questo utilizzo sarebbe nata la "suggestione" che diede origine ai ryōfundō-gusari.

In realtà, al di là degli interessanti spunti storici provenienti da diverse tradizioni, è plausibile ritenere che l'origine dell'utilizzo "militare" di una corta catena sia molto, molto antico e scarsamente riconducibile ad una persona o ad una Scuola nello specifico. 

Si ringrazia Sōke Sensei Cesare Turtoro e Sensei Daniela Crovella per aver concesso la foto della "Catena a ferro di cavallo" cinese appartenente alla loro collezione privata.

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20
Marzo
2012

Le corde dell'Hojojutsu

Letteralmente Hojōjutsu significa l’ “Arte della corda per catturare (-i prigionieri)”, ma è anche conosciuta come Torinawajutsu, dal significato analogo, Hobakujutsu,  Bakujutsu, Nawajutsu o Jojutsu, l’Arte della corda, Sokei no Jutsu, l’Arte del tenere insieme, Togijutsu, Senjutsu.
Nella modernità una sua derivazione, nota come Kinbaku, Nawa-Shibari o Sakubaku,  ha saputo rendersi nota quale pratica feticistico-sessuale, ma le origini dell’ Hojōjutsu sprofondano nella storia giapponese.
Qualcuno potrebbe sostenere che “per i giapponesi legare è naturale quasi al pari di respirare”, essi annodano cinture (Obi), circoscrivono aree sacre con corde annodate, impacchettano regali con complessi nodi (come nella pratica cerimoniale dello Mizuhiki), indossarono nel passato complesse armature tenute insieme da corde annodate.

Per sintetizzare, l’ Hojōjutsu (la cui prima codifica avvenne probabilmente nel 16° secolo) era ed è l'arte marziale di catturare prigionieri e vincolarli per l'arresto, il trasporto e la successiva punizione. Il suo primo utilizzo fu di tipo militare, per poi passare naturalmente ad un utilizzo “civile” in ambito di polizia urbana nel periodo Edo, nel Meiji e nel Taisho, ed essere infine abbandonato definitivamente in epoca moderna a causa dell’adozione di strumenti e tecniche di derivazione occidentale (ceppi, manette, fascette autobloccanti).
Alle corde in uso nell'Hojōjutsu veniva data importanza essenziale, poichè alla loro robustezza veniva assegnata in ultima analisi l'efficacia della tecnica stessa: in canapa (asanawa) o juta per legare i prigionieri, in seta o cotone per l'addestramento.

I colori della cordaHojojutsu
Nell’antichità in Asia al colore di corde utilizzate nei diversi ambiti della vita quotidiana era assegnato un valore importante, capace di attrarre/scacciare energie cosmiche di diverso segno. A questo tipo di concezione non si sottraeva certamente l’Arte dell’Hojōjutsu, intorno alla quale si concentravano superstizioni e credenze di vario genere mutuate da Taoismo e Confucianesimo, e che si definirono compiutamente durante l’Era Tokugawa.
Alle corde di colore blu si associavano la primavera, l’Oriente, la sinistra ed il Drago; alle corde rosse l’estate, il Sud, il “diritto” e la Fenice; alle corde bianche la stagione autunnale, l’Occidente, la destra e la Tigre; infine alle corde nere l’inverno, il Nord, l’ “indietro” e la Tartaruga.
I prigionieri condotti dinanzi all’autorità erano costretti a inginocchiarsi nella direzione corrispondente al colore della corda rispettando in questo modo i parametri “cosmici” fissati e compiacendo al tempo stesso l’occhio del pubblico.
In carcere invece, si utilizzavano solo corde di colore blu, ad esclusione dei “giorni del cane” (luglio e agosto), ove erano utilizzate esclusivamente corde gialle. Successivamente, durante il periodo Meiji, il colore delle corde veniva scelto in funzione della tipologia di prigioniero: le Corde bianche venivano utilizzate per i reati minori, quelle blu per crimini importanti, le viola per un prigioniero di alto rango, mentre per i prigionieri di basso rango venivano utilizzate le corde nere o rosse. 

Si ringrazia Shihan Christian Russo per aver concesso l'immagine tratta dal  Nawa Sho, di sua proprietà.

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14
Marzo
2012

Articolo su "Samurai"

Samurai - Marzo 2012


In questi giorni è in edicola il numero di marzo della rivista "Samurai", sulla quale, a pagina 26, è presente un articolo di Christian Russo Shihan  sul Manrikigusari, in occasione del Seminario che si terrà il 22 Aprile a Milano.

Se vi capita fra le mani, leggeteci!

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08
Marzo
2012

Armi e strumenti antichi - 5

Tenouchi

TenouchiFra le Kakushi-Buki, le "armi nascoste", una sotto-categoria interessante di piccole armi è rappresentata dai Tenouchi.
Il termine significa "dentro la mano" e nello specifico raggruppa una serie di strumenti utili a percussioni, pressioni, e, come vedremo nella descrizione dell'arma nello specifico, legature.
I Tenouchi sono oggetti che in qualche modo sono volti allo scopo di "amplificare" le capacità del praticante permettendogli di difendersi "a mani nude" anche da attacchi armati. Avremo modo di descrivere diversi tipi di Tenouchi, ma ora occupiamoci del primo di essi: il Toda Ryū Tenouchi.

Toda Ryū Tenouchi
Il Toda Ryū Tenouchi è uno strumento che trae la propria forma da un Dokko stilizzato. Il dokko è un oggetto rituale di origini indiane che indica il diamante-fulmine, arma e potere degli Dèi del pantheon asiatico: lo troviamo nell’induismo, nel giainismo e nel buddhismo.
Sin dall’antichità sappiamo che le pratiche ascetiche erano spesso legate “a doppio filo” con le pratiche marziali: strumenti di difesa per i monaci ma anche vettore essenziale di conoscenza sull’Uomo. Ecco che un oggetto rituale veniva utilizzato anche come arma di difesa, utile a colpire o a comprimere punti particolarmente sensibili del corpo umano.
Tornando al nostro Tenouchi, assume quindi la forma di dokko stilizzato, con un buco al centro ed una corda. La corda trae probabilmente il suo uso da un altro strumento in uso nell’Hojōjutsu, l’Arte di legare i prigionieri, e cioè il Fundōnawa.

Il Tenouchi quindi, costruito in metallo o in legno, e adatto sia a percuotere, che a comprimere che, con particolari tecniche di “imbastitura” a imbrigliare l’arto o l’arma dell’avversario.

Si ringrazia Shihan Christian Russo per aver concesso la foto dei tenouchi appartenenti alla sua collezione.

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27
Febbraio
2012

Armi e strumenti antichi - 4

Kakute

KakuteMolti sono i nomi con i quali ci si riferisce a questo particolare strumento dell'armamentario nipponico. Il più noto e utilizzato è certamente kakute, "anello cornuto - o dentato".
Diverse Scuole ne prevedono la costruzione con uno o più denti (sanbontsuno, shihontsuno, gohontsuno), in ferro dolce watetsu.
L'utilizzo di questo strumento poteva certamente essere atto all'avvelenamento (intingendo le punte nel veleno si poteva "graffiare" l'avversario), ma non era l'utilizzo principale: indossandolo nel dito medio (o indossandone più di uno su diverse dita della mano) nel combattimento corpo a corpo era possibile "comprimere" punti di pressione dolorosa, "amplificandone" gli effetti.
Un altro metodo prevedeva che l'anello venisse indossato con il dente verso l'esterno, per potenziare gli atemi (percussioni).
In una versione provvista di un secondo anello, il Kakute è abbinato ad una honnawa (corda lunga) per le tecniche di "arresto" e immobilizzazione con corda, ed in un'altra variante è associato al Konpei, descritto precedentemente.
Quest'arma è da annoverare fra le armi occulte del ninjutsu: compare tra gli altri in uno dei makimono della Togakure Ryū


Si ringrazia Sōke Sensei Cesare Turtoro e Sensei Daniela Crovella per aver concesso la foto del kakute appartenente alla loro collezione privata.

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